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- Ultima modifica il Lunedì, 13 Febbraio 2012 18:36
"Dove finisce la logica inizia la Thailandia."
Ogni volta che ho sentito questa affermazione ho avuto la netta sensazione che si intendeva rimarcare, in modo ironico e paternale, una presunta debolezza nei comportamenti intellettivi thailandesi.
Eppure questa, fra le frasi ricorrenti, è probabilmente la più azzeccata!
Infatti quando noi occidentali ci riferiamo alla logica, lo facciamo in riferimento a quella aristotelica della quale siamo figli e dalla quale, ancora oggi, derivano i nostri metodi di giudizio e di analisi.
Possiamo anche vivere tutta la vita senza sapere nulla di Aristotele, però la nostra società che ha origini derivanti dall'antica civiltà ellenica, ci trasmette conseguentemente i valori filosofici nati e sviluppati circa tremila anni or sono, nel massimo della sua elaborazione, prodotta appunto da Aristotele, così come il diritto odierno è direttamente discendente dall'antico diritto dell'impero romano con tutto quello che ne consegue.
Purtroppo negli ultimi anni si è andata affermando nel nostro paese la falsa pretesa che le nostre radici provengano dalla cultura cristiana, con buona pace per la verità storica.
Il cristianesimo (del quale Cristo non porta nessuna responsabilità), specialmente nella sua versione paolino - cattolica, è stato imposto nei millenni dalle alte gerarchie della chiesa con ogni sorta di violenza e sopraffazione, ma non ha prodotto nessun fenomeno filosofico o comportamentale che abbia potuto sostituire la filosofia e la logica formale di Aristotele, che rimangono il fondamentale strumento di coesione del pensiero, continuamente rigenerato all'interno della società, perpetuando una rassicurante identificazione collettiva.
Anzi, è eclatante la dipendenza del cattolicesimo dalle elaborazioni aristoteliche, e la conseguente violenta difesa della fisica aristotelica che ne faceva la chiesa utilizzando l'inquisizione per opporsi alla scienza nascente: la condanna di Galileo ne è un esempio lampante.
Con la medesima insolenza ha preteso, alcuni anni orsono, di riabilitare Galileo che, in realtà, non ha proprio bisogno di nessuna riabilitazione: cos'ha commesso?
Eventualmente sarebbe la chiesa a dover chiedere la propria riabilitazione. . . ma andiamo avanti.
Sarebbe utile che qualche studioso di antropologia umana potesse analizzare quali fenomeni hanno invece potuto avere luogo nella decontestualizzazione sociale di quegli emigranti che per alcuni secoli hanno lasciato l'Europa (e quindi il contesto sociale e filosofico che dava loro identità e rassicurazione) per andare a colonizzare il nord America, dove hanno trovato una nuova coesione basata essenzialmente su una lettura estremamente fondamentalista della Bibbia che li ha portati ad identificarsi con il popolo eletto con tutte le sue battaglie, e per derivazione, con la legge della colt (sindrome di John Wayne), ovvero i due volti della giustizia e fondamento interpretativo e analitico: la Bibbia e la pistola!
Sono convinto che lì sia racchiusa la radice della dissoluta pretesa USA della propria missione di imporre il loro dominio sul mondo, esasperatamente convinti di rappresentare "il bene" nella sua messianica battaglia per sterminare "il male".
Quello che noi indaghiamo con analisi sociologiche, loro lo spiegano facendo riferimento ai profeti di un unico libro e in base alla loro convenienza economica.
Con queste premesse non può esiste un dialogo fra uguali. . . e infatti non esiste.
O si è consenzienti oppure si è canaglie, per dirla con le parole del loro primo cittadino.
Essenzialmente degli USA, che si sono generati in una situazione di decontestualizzazione delle genti che li componevano, che quindi erano (e sono) inconsapevolmente privi di ogni radice culturale, indotti per conseguenza ad una retrocessione bio - sociale che li porta ad usare prevalentemente i muscoli che non il cervello (esattamente come i loro super-eroi), si può dire che dove finisce ogni logica iniziano gli USA.
In Thailandia la logica formale di Aristotele non fa parte delle sue radici culturali, ma è anche vero che non c'è la medesima condizione di quello sfortunato paese di cui accennavo sopra, le radici filosofiche thailandesi hanno origini antichissime che provengono dall'India e dalla Cina, per cui i metodi di giudizio e di analisi sono diversi dai nostri: semplicemente diversi, non inesistenti o inferiori, diversi!
Un esempio: la logica aristotelica e la logica formale tradizionale falliscono proprio nello spiegare una delle teorie più avanzate e dettagliate nelle scienze naturali: la teoria dei quanti.
È esemplificativo il dualismo onda - particella, e i molti casi in cui il principio dell'aut-aut (principio del terzo escluso) non vale: ad esempio tutta l'informatica quantistica si basa sul concetto di "qubit", dove il valore di un elemento d'informazione non è o zero o uno (cioè non è binario), ma una sovrapposizione di stati, né completamente zero, né completamente uno.
Nell'immediato dopoguerra molti furono i successi nella fisica quantistica nell'oriente, proprio perché questo modo di pensare era più vicino alla loro concezione del mondo, alla loro filosofia.
Qualcuno potrebbe obiettare che per "logica" si intende "razionalità" e infatti i thai sono profondamente fatalisti e quindi non razionali, ma purtroppo in questo caso pure l'occidente non è per niente razionale, e se ciò non bastasse, nemmeno la nostra struttura di pensiero è razionale: la razionalità è una condizione che eventualmente si raggiunge con lo studio dopo aver potuto scegliere tra una visione filosofica idealistica o materialistica, e generalmente solo in questo secondo caso.
La razionalità presuppone che il nostro pensiero sia derivato dalla realtà concreta e non quest'ultima dal primo, però ogni insegnamento che riceviamo non ci lascia questa scelta, il condizionamento idealistico (in particolar modo in Italia con l'inasprimento crociano e la riforma Gentile) è totale e assimilato nella più assoluta inconsapevolezza (infatti per questi presupposti storici nelle scuole italiane le materie scientifiche sono maltrattate più che in ogni altro paese).
Se subiamo un avvelenamento intestinale lo avvertiamo attraverso il dolore, senza la necessità di avere conoscenze sul nostro apparato digestivo, e così nel caso di un problema di insufficienza respiratoria lo avvertiremmo senza avere nessuna nozione del nostro sistema respiratorio. . .
Ma se siamo vittime di una distorsione intellettuale non la rileviamo assolutamente come errore, il nostro cervello nella nostra più totale inconsapevolezza elabora interpretazioni e decisioni arbitrarie con gli unici strumenti che possiede e la possibilità che ha di avvicinarsi ad una interpretazione che rispecchia la realtà è determinata dalla quantità e dalla qualità delle informazioni ivi depositate.
Il nostro concorso consapevole in questo processo è nullo! Mentre la convinzione nella esattezza del giudizio è totalmente incondizionata!
Al punto che se i fatti non coincidono. . . tanto peggio per i fatti.
Una controprova del comportamento non naturalmente razionale del cervello umano possiamo dedurla dai nostri ricordi: se torniamo indietro ricordando la nostra infanzia, ammettiamo senz'altro che, già da bambini, eravamo pieni di certezze, ma se con i ricordi facciamo alcuni balzi nel tempo fino a ritornare all'oggi, ci accorgiamo che in ogni periodo della nostra vita eravamo sicuri delle nostre convinzioni, salvo poi, passati un po' di anni, ammettere che precedentemente credevamo erroneamente certezze quelle che invece non lo erano o, più semplicemente, ammettiamo che in precedenza le nostre valutazioni erano molto più incomplete.
E la cosa si ripete, precisa pur a livelli differenti, fino al presente.
Insomma, l'esperienza ci dice che in ogni fase della nostra vita viviamo erroneamente e momentaneamente di sicurezze (capacità interpretative ed analitiche) che successivamente noi stessi smentiamo, ripetendo la medesima incrollabile convinzione in ogni periodo presente, senza mai capire coscientemente che la nostra struttura di pensiero avrebbe bisogno di maggiori elementi di maturità analitica.
Inoltre un determinato contesto sociale ci fornisce alcuni strumenti e non altri, e che, quindi, non potranno mai essere da noi utilizzati per le nostre valutazioni.
Ad esempio, gli italiani che conoscono la lingua thai vedono palesemente i limiti espressivi in essa contenuti, ma non è così per i thai che continuano ad usarla, quindi, per analogia, quali sono i limiti della nostra lingua che per la semplice ragione di non conoscerli non riusciamo nemmeno a sospettare?
E questo vale nella stessa misura per la storia, la geografia, la sociologia...
Quante mancanze e deformazioni abbiamo noi nell'ampio spettro delle conoscenze, ma con le quali conviviamo tranquillamente per il solo fatto di non esserne a conoscenza?
Quindi il problema principale non è quello di vedere i limiti degli altri, questo è molto semplice e lo sanno fare tutti, il problema vero è quello di non vedere i propri, quelli della propria cultura, che porta molto spesso gli occidentali a ritenersi superiori agli altri e in diritto di giudicare chiunque con il proprio metro di giudizio (e di interesse).
Una delle grandi differenze tra la filosofia greca e quella orientale è che la prima aveva come obiettivo la conoscenza del mondo, quindi oltre alle speculazioni ha portato ad un grande sviluppo delle scienze, mentre la seconda aveva come obiettivo la conoscenza interiore dell'individuo, quindi esclusivamente fatta di speculazioni filosofiche metafisiche che ha sviluppato una particolare predominanza idealista e mancanza di razionalismo di carattere scientifico.
La filosofia e la scienza sono due modi di interpretazione del mondo ma non gli unici, la differenza sostanziale tra il filosofo e lo scienziato è che il primo riflette e argomenta (speculazione) sulle cose, mentre il secondo deve seguire un metodo complesso per l'analisi dell'oggetto in esame: osservazione; esperimento; comparazione; ipotesi; analogia; modellazione; induzione e deduzione; analisi e sintesi. . . o attraverso dimostrazioni logico-matematiche, onde evitare che la sua interpretazione possa prevalere sul risultato.
Si può dire che al primo basta il proprio cervello pensante, mentre il secondo ha bisogno anche di un laboratorio.
Naturalmente l'affermazione "scienza" viene riferita al "metodo" e non ai tecnici, o politici, o economisti che ne condizionano ed eventualmente ne distorcono lo sviluppo: la scienza in sé è semplicemente un "metodo di analisi", certamente imperfetto ma oggi è il migliore che abbiamo, anche se la società in cui si trova ad operare ne assume il controllo ed eventualmente la può utilizzare in funzione di interessi e privilegi che nulla hanno a che vedere con le necessità umane.
Dicevo che la filosofia e la scienza non sono gli unici strumenti di interpretazione del mondo, fra le altre vi è, ad esempio, la religione che fornisce la "verità rivelata", non discutibile secondo i canoni filosofici e nemmeno verificabile con il metodo scientifico, a sorreggerne le affermazioni metafisiche è solamente la condizione di accettazione per fede.
E' indubbio che sia la filosofia che la scienza hanno avuto un grande ruolo per lo sviluppo dell'umanità ed è auspicabile un concatenamento dei propri ruoli per razionalizzare maggiormente il loro contributo, quindi la filosofia dovrebbe fare il salto di qualità divenendo compiutamente "filosofia della scienza", mentre la scienza avrebbe bisogno di "operatori" con una maturità biosociale più evoluta, mentre oggi la maggior parte di essi si collocano come enormi freni nei suoi confronti.
Purtroppo stiamo vivendo un profondo riflusso culturale per cui, a partire dalle scuole, della filosofia si insegna una forma che eufemisticamente si può dire caricaturale, mentre le scienze vengono sempre più spinte nel limbo delle materie penalizzate, fra la popolazione quindi si diffondono sempre più comportamenti irrazionali, che addossano alla scienza le palesi responsabilità di un suo uso distorto effettuato da parte della società (salvo poi a sostenere, irrazionalmente, la società); si considera la scienza chiusa e settaria, mentre si seguono pratiche vecchie di migliaia di anni e senza nessun riscontro razionale ma che a volte hanno solo un buon castello filosofico alle spalle, come l'agopuntura, a volte perfino una cattiva e squalificante filosofia come l'omeopatia; si diffondono sempre più pratiche cialtronesche di magia, esoterismo, occultismo...
Quindi è vero: dove finisce la Logica inizia la Thailandia... ma da quale pulpito viene la predica!
A pochi giorni dalla pubblicazione di questa pagina avvenuta il 19 marzo 2006, ho ricevuto alcune comunicazioni che tendono a considerare alcune mie affermazioni, qui espresse, sostanzialmente delle forzature alla realtà.
Gli appunti non riguardano il tema centrale espresso in questa pagina, ma alcuni aspetti collaterali riguardanti gli Stati Uniti d'America.
Sostanzialmente si mettono in dubbio le mie affermazioni sull'uso smodato della violenza degli Usa e, in secondo luogo, l'affermazione di mancanza culturale negli Usa.
Ringrazio chi mi ha fatto queste osservazioni, che però avrei preferito ricevere accompagnate da alcune affermazioni esplicative che invece erano assenti, per cui, non potendo usare un filo conduttore, ho pensato di rispondere evitando inutili approfondimenti che non fanno parte delle caratteristiche del sito, ma con due esempi che potrebbero essere definiti clementi e significativi, pur nella loro semplicità.
Sull'uso smodato della violenza degli Usa:
il 4 luglio negli Usa viene festeggiata/celebrata la festa dell'Indipendenza e dell'orgoglio americano, certamente è il giorno più importante per gli Usa che viene chiuso con spettacolari rappresentazioni pirotecniche.
Ebbene, lo scorso anno 2005, come palcoscenico è stato usato lo spazio: con un missile si è bombardata (niente popò di meno...) una stella cometa!
Sarà anche vero, come si afferma, che questo darà dei grandi risultati scientifici (anche Mengele diceva di ottenerli), ma è altresì vero che un risultato scientifico sarebbe da attendersi anche solo dall'effetto di una pennellata di vernice gialla sulla parete rocciosa di un asteroide qualunque... invece di sparare un missile! Ma indubbiamente questo gli è più congeniale.
E comunque, cercando il lato positivo in ogni cosa: meglio un missile contro una cometa, che uno in più su qualche città, no?
Sulla mancanza di cultura negli Usa:
tanti anni fa un grande cantautore italiano in una sua canzone diceva degli Usa che "la cultura non li ha mai scalfiti", mi sentirei di aggiungere che però l'arroganza li ha sommersi!
Vediamo un piccolo esempio: la numerazione romana è espressa con simboli appropriati, "I" indica "uno/primo", "II" indica "due/secondo", "III" indica "tre/terzo"... con l'avvento delle macchine da scrivere, e poi dei computer, nei quali non sono previsti i tasti per i numeri romani, per indicarli si usa il carattere alfabetico "i" nella versione maiuscola "I", che riproduce casualmente, ma fedelmente, il numero originale.
Gli Usa che naturalmente non sanno nulla di numeri romani, nella loro "infinita fantasia" e nello spirito di "primi della classe" si debbono essere detti: "questa numerazione di 'I' maiuscole che tutti usano, a noi non piace! Quindi noi usiamo la 'i' minuscola"... e così hanno fatto!
Per cui nelle numerazioni delle prefazioni dei libri, ma a maggior ragione, nei manuali (dove la numerazione romana viene molto usata), la prima pagina viene contrassegnata "i", la seconda "ii", la terza "iii", la quarta "iv"...
Ma il fatto buffo, e nel contempo tragico, è che l'incongruenza dell'uso dei caratteri minuscoli si sta diffondendo anche fra chi, pur possedendo una cultura, se ne dimentica, adottando l'inopportuna accettazione acritica (per dirla con un eufemismo) di tutto quanto proviene dagli Usa.
Ma questo è un altro discorso...
Ringraziamo roberto di ciaophuket.it che ha pubblicato questa pagina all'indirizzo http://www.ciaophuket.it/pagine/logica.htm e ci ha autorizzato a sua volta a pubblicarla sul nostro sito.
Non abbiamo molto da aggiungere alle sue parole, la sua lettera è un capolavoro di analisi, di cultura, di informazione e noi ci associamo senza riserve a tutto quanto affermato.
















