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- Ultima modifica il Lunedì, 13 Febbraio 2012 18:14

Gli Akha in lingua thai เอีก้อ, in tutto il mondo non raggiungono le 100.000 unità, sono originari della provincia cinese dello Yunnan, ma nel corso di varie migrazioni si sono stabiliti anche in Laos, Myanmar e Thailandia, dove vivono principalmente nelle province di Chiang Rai e Chiang Mai divisi in tre gruppi e si distinguono principalmente dalla foggia dei copricapo delle donne.
La loro lingua tibeto-birmana non è scritta e perciò le loro origini e credenze vengono tramandate verbalmente.
Tra i precetti che da 1.400 anni vengono trasmessi di generazione in generazione, ce n'è uno che predica: "non abiterai mai vicino all'acqua e non scenderai mai a valle".

Se da un lato questo principio è motivo di sopravvivenza degli Akha (essendo costituzionalmente molto soggetti alla malaria) dall'altro rappresenta uno dei loro maggiori problemi: le loro case, infatti, sono costruite su luoghi aridi e, soprattutto le donne, sono costrette ad andare ad attingere l'acqua per il fabbisogno familiare giornaliero da torrenti che non sempre sono vicini.
La loro vita nomade provoca non pochi problemi all'equilibrio biologico della regione, gli Akha utilizzano il sistema taglia e brucia: passato un anno dal taglio del bosco la legna secca brucia meglio e la cenere, con la stagione delle piogge, si scioglie e filtra nel terreno, rendendolo fertile.
Si può allora coltivare mais, riso, fagioli e tè: la cenere, però, modifica la composizione chimica del suolo, che dovrà poi riposare a lungo.

A ciò si aggiunge il fatto che il terreno, non più trattenuto dalle radici degli alberi, è soggetto ad alluvioni e smottamenti pericolosi per i centri abitati nelle valli.
Oltre l'agricoltura, un altro mezzo di sostentamento è la coltivazione del papavero da oppio (proibita dal governo thailandese), barattato con barrette di argento che viene poi finemente lavorato e trasformato in monili.
La loro abilità artigianale è rinomata anche per la tessitura e la tintura dei tessuti.

L'abito tradizionale delle donne Akha è costituito da una giacca e da una gonna plissettata, generalmente di colore nero o indaco, corredato da particolari copricapo agghindati con antiche sterline dell'impero britannico (che in passato ha colonizzato la regione d'origine).
La sontuosità dei copricapo Akha è l’espressione della loro altissima dignità: infatti sono poveri ma fieri della loro indipendenza e libertà.
Se chiedessimo ad un Akha che cos'è per lui il mondo che lo circonda, risponderebbe: "siamo noi che lavoriamo qui insieme".
Unità e cooperazione, affinché tutti possano avere il necessario per sostentarsi, è quanto sta alla base della filosofia di vita di questo popolo.
Momento fondamentale della vita del singolo e della comunità è il matrimonio: un Akha è veramente tale solo se capace di generare nuove vite, tanto che se una coppia non è feconda il contratto viene rotto ed entrambi i coniugi, nel rispetto reciproco, si lasciano e cercano di formarsi una nuova famiglia.
E ciò accade anche in caso che un uomo non riesca ad avere dalla moglie figli maschi, simbolo di benedizione e di sicurezza futura.
Un particolare che sembra verificarsi solo in questa tribù, è il comportamento che deve tenere una donna che abbia dato alla luce un figlio malformato: per non attirare disastri sul villaggio, infatti, madre e bambino devono esser esiliati nella foresta finché il figlio non verrà ucciso e, solo dopo i riti di purificazione, la donna potrà essere riammessa al villaggio.
Le forze della natura sono considerate fenomeni soprannaturali, gli spiriti degli antenati proteggono ogni singolo componente del villaggio e vengono venerati.
È gente determinata e fedele custode delle proprie tradizioni, un popolo sincero e retto.


















