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- Ultima modifica il Martedì, 14 Febbraio 2012 10:45
Entriamo a scoprire il mondo affascinante e ricco di tradizioni delle popolazioni tribali che abitano il nord della Thailandia e il sud est asiatico.
Le tribù delle colline sono una piccola minoranza etnica che vive soprattutto nelle regioni montuose del nord della Thailandia.
I thai li chiamano chao khao, popoli della montagna.
Mentre nelle pianure abitarono grandi dinastie come a Sukhothai in Thailandia, e ad Angkor in Cambogia (che grazie al riso abbondante apportarono un notevole sviluppo economico all'impero di allora), sugli altopiani poco accessibili, le tribù continuarono ad abitare le zone montuose, senza mai scendere a valle, seguendo unicamente il ritmo delle stagioni, capace di regolare la vita nomade. Sembra che per loro il tempo si sia fermato nei secoli e ancor oggi ripetono gli stessi gesti.
La maggiore concentrazione di queste popolazioni vive tuttora nel cosidetto Triangolo d'oro, quel tratto di terra formato dalle zone di confine tra la Thailandia, Myammar (ex Birmania) e Laos, conosciuto dal mondo occidentale per essere tra le regioni che producono la maggior parte dell'oppio presente sui mercati internazionali.
Le popolazioni che abitano le alte terre della Thailandia possono essere distinte in sei tribù.
Dal Laos sono giunti i Hmong e gli Yao mentre dalla Birmania insieme ai Karen anche Lisu, i Lahu e gli Akha.
Ogni tribù ha la propria lingua, tradizioni, religione, modo di vestire, etc...

Karen
Suddivisi in Sgaw e Pwo, si distinguono dagli altri gruppi etnici, perché non mostrano traccia del contatto con i cinesi.
Infatti, anche se è probabile che siano arrivati dalla Cina sud occidentale o dal Tibet, la loro patria d'origine è ritenuta essere l'ex Birmania.
È proprio qui che i Karen cristiani guidano ancor oggi la lotta per l'indipendenza etnica dai birmani, in una guerra civile che dura sin dalla partenza degli inglesi.
I combattimenti, spesso estesi anche in Thailandia, favoriscono le migrazioni clandestine.
Oltre ad essersi riversati nel nord della Thailandia nelle provincie di Chiang Mai, Chiang Rai e Mae Hong Son, i Karen si sono spinti fino alla capitale Bangkok.
Ora nelle terre thailandesi l'etnia kariana ha raggiunto mezzo milione di abitanti, diventando così uno dei più numerosi gruppi delle tribù dei monti.
La maggior parte dei Karen, circa 4.000.000 di persone, vive nel Myanmar.
Ciò che sorprende chi visita il nord, è trovare in questa etnia un atteggiamento aperto, ospitale ed accogliente nei confronti dello straniero.
Meno appariscenti nei loro costumi, i Karen sembrano inoltre meno attaccati alle loro tradizioni.
Si sono adeguati rapidamente, infatti, al tipo di coltivazione thai, ai costumi e alle tecniche di costruzione e persino la lingua ha assorbito molte parole thai e birmane.
Anche se gli abiti delle ragazze kariane non possono competere con i colori sgargianti di quelli Lisu e Akha, i karen sono una tribù di famosi e abili tessitori.
Il tatuaggio costituisce il principale ornamento per gli uomini, anche se questa usanza è ormai in diminuzione tra i giovani, mentre perle di ogni tipo rappresentano un elemento importante della gioielleria femminile: alcune donne indossano una serie di collane di perle che può nascondere il petto e metà delle spalle.
Un altro tipo di ornamento per le donne che se lo possono permettere è una serie di braccialetti di argento di diverse forme e modelli, fino a ricoprire tutto il braccio, se possibile.
Questo effetto ricorda l'originale decorazione del sottogruppo kariano che vive in Myammar: quello conosciuto per gli anelli al collo, alle braccia ed alle gambe.
I Karen sono l'unica tribù che caccia, addestra e usa gli elefanti per lavoro.
Appartengono all'etnia Karen anche i Padong, non molto numerosi, ma famosi perché le loro donne usano allungarsi il collo con anelli di ottone oltre che indossarli alle braccia ed alle gambe.
In Thailandia la maggior parte dei Karen che vive nei villaggi di montagna, pratica, come le atre tribù dei monti, un'agricoltura di tipo itinerante "taglia e brucia".
Questo metodo, che implica il regolare disboscamento di nuove foreste e obbliga a lasciare incolto un terreno dopo un massimo di dieci anni di coltivazione, diventa sempre più impraticabile a causa dell'impellente richiesta alimentare della popolazione.
Le case dei Karen sono edificate su palafitte e, generalmente, sono composte da una stanza e da un'ampia e comoda veranda.
Non ci sono altari domestici, ma fuori del villaggio è sempre presente un tempio dedicato alla divinità del luogo, il Signore della Terra e dell'Acqua.


















