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- Ultima modifica il Lunedì, 13 Febbraio 2012 19:01
"Farang" ฝรั่ง è il termine generico usato dai thailandesi definire uno straniero di origini occidentali.
La sua etimologia è tuttora incerta, ed esistono diverse correnti di pensiero che si contendono l'attribuzione delle sue origini.
Una di queste l'ascrive al termine français, in quanto, nel XVII secolo, la Francia fu una delle prime nazioni europee a stabilire legami culturali con la Thailandia e, quindi, è stato ipotizzato che la gente thai possa aver associato il suddetto termine a quello di uomo bianco, europeo, modificandolo nel tempo in quello che oggi è farang.
Tuttavia, poiché gli olandesi ed i portoghesi sono arrivati molto tempo prima dei francesi, è difficile che l'origine di tale aggettivo sia gallica.
Il termine farang viene adoperato anche in molte altre nazioni dell'Asia meridionale e del sud est asiatico e, tale vocabolo, potrebbe essere messo in relazione con la Francia in maniera indiretta, ipotizzando una sua derivazione dal persiano farangi che sta a significare straniero che, a sua volta, discende dall'arabo firinjia ed è riferito ai franchi, una tribù germanica che, durante medio evo, ebbe il maggior potere politico nell'Europa occidentale e dal cui nome trae le sue origini la Francia, prima nazione europea che aiutò i Re persiani della dinastia Ghaiar, contribuendo alla modernizzazione del loro governo ed all'istituzione delle dogane.
Molto prima dell'inglese e fino circa il 1960, il francese fu la lingua straniera insegnata nelle scuole persiane, ne è testimonianza l'abbondanza di neologismi francesi presenti nell'idioma di quella nazione.
Farang può essere correlato anche al termine khmer barang.
Ma esiste anche una possibile connessione con la lingua Tamil (parlata prevalentemente nel subcontinente indiano, è la lingua ufficiale in India, Sri Lanka e Singapore), in quanto il termine che si riferisce agli europei e, più specificamente, ai britannici, è farangiar letto come parangiar (la lingua tamil non pronuncia la lettera effe).
Molte lingue dell'Asia meridionale e del sud est asiatico, tra cui anche urdu (lingua indo-ariana parlata nell'India settentrionale e centrale) ed hindi (lingua indo-ariana della branca iraniana, appartenente alla famiglia delle lingue indo-europee), inoltre, adoperano questo termine per indicare gli stranieri.
A prescindere da ciò, il termine farangè, generalmente, un'espressione neutra, ma può essere utilizzata in modo da risultare canzonatoria o addirittura un insulto, a seconda del contesto in cui viene inserita, a volte i genitori usano dire ai figli che fanno i capricci "stai buono altrimenti ti faccio mangiare dal farang", naturalmente non è proprio simpatico passare da orchi cattivi, ma ognuno ha le proprie usanze e metodi educativi;
certamente anche noi abbiamo le nostre uscite infelici, scagli la prima pietra chi dei residenti (ma anche dei turisti in visita al regno - ed in particolar modo il gentil sesso disturbato dal fatto di non essere una preda ambita come in occidente - ) non abbia definito almeno una volta il popolo thai come "scimmie" oppure napoletani con gli occhi a mandorla (ci scuseranno i partenopei).

Essere chiamati "straniero" appare un po' assurdo, ma se pensiamo alla tipologia del linguaggio è facile comprendere come ciò sia in gran parte dovuto alla carenza di termini.
In lingua thai si fa uso di questo aggettivo, senza necessariamente dover ricamare attorno una frase, per segnalare la presenza di uno straniero.
Da qualche parte abbiamo letto che la parola in lingua thai per definire una persona occidentale è "kon tawantok", noi non siamo dei linguisti e riportiamo la cosa, ma onestamente non abbiamo mai sentito pronunciare questo termine dai thai.

















